Le prime forme di assicurazione sulla vita sono apparse molto tempo fa, ma le polizze simili a quelle che noi conosciamo hanno cominciato a strutturarsi tra il XVII° ed il XVIII° secolo. Oggi, più che mai, si parla spesso delle polizze vita, quello strumento fondamentale per la pianificazione finanziaria famigliare, che permette di proteggersi dagli eventi imprevisti, che consente di investire i propri risparmi, che integra il reddito.
Molti ricorderanno quella famosa frase del Mahatma Gandhi il quale sosteneva che “la vita non è aspettare che passi la tempesta ma imparare a ballare sotto la pioggia”; il succo di tali parole si riassume in un’esortazione a tenersi pronti e preparati ad affrontare gli eventi avversi e, aggiungiamo noi, la polizza vita è lo strumento più idoneo per semplificare tutto ciò.
Le polizze vita fino al XVII° secolo non esistevano, almeno quelle nel senso da noi conosciuto ma, di converso, vi era un’attività speculativa basata, pensate un po’, sulla scommessa. Più precisamente, questa attività era strettamente connessa alle vicende della vita umana o ad avvenimenti storici.
In buona sostanza, gli interessati scommettevano sul verificarsi o meno di un determinato evento come, ad esempio, la morte di un papa, di un personaggio importante, di un politico, entro un certo periodo. Il verificarsi di quell’evento entro quel dato periodo costituiva, poi, il risultato ottimale di detta “scommessa”.
Queste “scommesse” erano molto diffuse, pur in barba alla legge che le proibiva ma, nella seconda metà del XVII° secolo, un nuovo sentire distinse nettamente l’assicurazione dalle scommesse.
In un certo qual senso, anche questa nuova concezione era assimilabile ad una scommessa del cui esito si faceva carico l’assicuratore, a sua volta consapevole dell’esistenza del rischio e dell’interesse diretto o indiretto dell’assicurato.
Fu in Francia che nacquero le prime mutue assicuratrici, le quali corrispondevano delle rendite vitalizie agli aderenti che avevano versato una o più quote in un fondo comune che, poi, venivano investite in titoli pubblici; trascorso un certo periodo di tempo, il capitale maturato veniva distribuito tra gli aderenti sopravvissuti.
Questa esperienza costituì la base per elaborare quell’insieme di dati statistici dai quali, poi, furono ricavate le prime tabelle di mortalità che, nella sostanza, applicavano il calcolo delle probabilità all’assicurazione sulla vita.
In poche parole, le assicurazioni sulla vita consentivano delle previsioni economiche sul futuro, nonché di mettersi al riparo dai rischi sempre in agguato.
Naturalmente, come tutte le cose nuove, occorse parecchio tempo prima che la gente metabolizzasse quale fosse l’utilità di una polizza vita, tanto che, agli inizi, l’invito a contrarre una polizza si riduceva più ad un messaggio gridato in mezzo al mare della più completa indifferenza.
Ma, fortunatamente, come nella storia dell’uomo, da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e, con lo sviluppo economico, è giunta chiara l’individuazione di nuovi rischi, facendo percepire ad una massa sempre più numerosa di individui, il bisogno di assicurazione, unica garanzia di sicurezza in un contesto socio-economico sovente caratterizzato da incertezza.
Possiamo concludere evidenziando, ancora, l’importanza delle polizze vita, possedendo queste la peculiarità di unire la copertura del rischio demografico, ovvero la morte o la sopravvivenza, a quello finanziario orientato al consolidamento del capitale o ad investirlo per ottenere rendimenti potenzialmente più alti.
Mimmo Inzerillo

