Terza e ultima parte del nostro articolo sulla nascita dell’assicurazione moderna. Un nuovo periodo, a cavallo tra il XVII° ed il XVIII° secolo, vede ancora Genova in fermento e protagonista per via dell’istituzione delle cosiddette “sigurtà marittime”.
Si ebbe, infatti, l’intuizione che ordinare e regolamentare le assicurazioni, intese nel senso moderno da noi conosciuto, poneva al riparo da quei rischi di solvibilità cui, talvolta, erano soggetti taluni “supposti assicuratori”.
Quindi, dotarsi di un idoneo strumento assicurativo significava ridurre le ansie di chi, pur avendo provveduto alle coperture del rischio, viveva nella preoccupazione di imprevedibili eventi che potevano rendere inefficace la sua prudenza.
In quel tempo, in Europa, si discuteva sulla convenienza di ricorrere ad un monopolio delle assicurazioni marittime per consentire alle Compagnie una capacità operativa che le ponesse al riparo dalle dispersive concorrenze interne, poi, superata la vissuta era napoleonica, l’ambiente marittimo genovese ribolliva di iniziative, spesso azzardate, ma, purtuttavia, destinate ad un radicale mutamento.
È il momento storico della transizione dalla navigazione “a vela” a quella “a vapore” e, proprio in contemporanea con tale passaggio, nasce nel 1872 l’Assicuratrice “ITALIA” per operare nei trasporti marittimi, fluviali e terrestri.
Questa società, fu protagonista di un esordio molto importante, rivelando l’esistenza di un mercato potenzialmente ricco di risorse che, sino ad allora, era alla mercè di compagnie strutturalmente “antiche” ed inidonee.
Mimmo Inzerillo

