Polizza CAT NAT: meno del 20% delle imprese è assicurato

da | 10 Ott 2026

L’anomalo riscaldamento del nostro pianeta ha raggiunto negli ultimi anni livelli assolutamente preoccupanti, non c’è, infatti, angolo della terra che sia rimasto indenne dalle sue conseguenze: alluvioni, tempeste, bombe d’acqua sono divenute, ormai, una costante, derivandone che  l’accentuata frequenza di questi fenomeni estremi richiede una serie di misure, non solo quelle imposte dallo Stato ma anche quelle che possono colmarne alcuni limiti.

Questi fenomeni, figli degli sconvolgimenti climatici, meglio definiti “catastrofali”, hanno avuto un pesante impatto non soltanto nei confronti dei singoli cittadini ma, anche, nei confronti delle imprese e,

proprio per la rilevanza dei danni che questi eventi hanno provocato, stimati per gli ultimi anni in oltre 100 miliardi di Euro, le istituzioni hanno imposto, come misura di contrasto, l’obbligo per le imprese di assicurarsi contro tali eventi, per l’appunto con le cosiddette polizze “CAT-NAT” la cui finalità è quella di mitigarne gli effetti economici.

Dunque, tutte le attività iscritte al Registro delle Imprese (escluse le attività agricole) hanno l’obbligo di assicurarsi con queste specifiche polizze emergendo che, purtuttavia, nonostante l’imposizione, solo una modesra percentuale di imprese vi ha provveduto: meno del 20%!

Purtroppo, come in più occasioni evidenziato, il nostro paese a livello di prevenzione assicurativa non è stato mai un esempio da seguire e le conseguenze di natura economica si sono rivelate davvero molto pesanti.

Le istituzioni, anche a livello locale, avrebbero dovuto predisporre una serie di interventi di natura tecnica volti a mitigare gli effetti di detti devastanti fenomeni ma, come ben sappiamo, non sempre è stato fatto e, a parte ciò, sono gli effetti economici che danno il colpo di grazia alla vita di un’azienda.

Lo ripetiamo, gli effetti di natura economica possono essere combattuti con un solo mezzo, ovvero con una polizza di assicurazione ma, come già detto, il quadro d’insieme è piuttosto allarmante dato che, pur con una esposizione così elevata per rischio frane, alluvioni, erosioni ecc., fa da contraltare un basso tasso di assicurazioni.

In sostanza, questa norma è in vigore ma la sua applicazione pratica è lungi dall’essere osservata, anche per una serie di fattori che vanno dalla complessità tecnica ai costi e, non ultima, dalla resistenza del tessuto imprenditoriale che, pur consapevole della spada di Damocle che incombe sulla sua nuca, non rispetta tale obbligo implicando ciò l’impossibilità di accedere a contributi, sovvenzioni ed agevolazioni pubbliche in caso di calamità.

Comunque, prescindendo da questa marcata insensibilità di molte imprese, piccole e medie in particolare, la polizza CAT-NAT rimane la soluzione al problema ma, tuttavia, anche questa polizza evidenzia alcuni limiti come, ad esempio, l’esclusione dei danni diretti provocati da mareggiate, moto ondoso, bombe d’acqua.

Il perimetro normativo nazionale non contempla, dunque, il rischio costiero ma, purtuttavia, detto limite può essere superato integrando la polizza standard con specifiche estensioni di garanzia facoltative.

Questo limite ha scatenato un acceso dibattito politico ed assicurativo per cui sono state avanzate alcune ipotesi come il possibile adeguamento normativo volto a colmare questa lacuna.

Il temuto ciclone Harry che si è abbattuto sulle coste della Sicilia e della Calabria lo scorso inverno, è stato il primo banco di prova delle polizze CAT-NAT evidenziandone i limiti. Comunque, prescindendo dal fatto che detta polizza esclude le mareggiate, chi non ha adempiuto all’obbligo di legge sarà escluso dagli aiuti pubblici. 

Chi, per partito preso, suole criticare sempre l’operato delle compagnie di assicurazione, non considera che non indennizzare i danni prodotti dalle mareggiate non è un semplice cavillo a cui si appoggiano le assicurazioni per non pagare ma è dovuto esclusivamente al fatto che questo tipo di polizza copre solo i «rischi nominati», ovvero quelli elencati in polizza e, il caso vuole, questi non furono inseriti.

Va comunque detto che molte compagnie di assicurazione già consentono di inserire le mareggiate e le bombe d’acqua, ovviamente a condizioni più onerose ma, di questi casi di adesione «extra», si registrano solo sparuti episodi, evidenziandosi la scarsa cultura assicurativa del nostro paese che, paradossalmente, spesso vede in tale polizza non una risorsa ma, semmai, l’ennesimo costo inutile. Tale convinzione è talmente radicata da portare taluni, incredibilmente, a sostenere che bene hanno fatto quelle imprese che non si sono assicurate in barba all’obbligo.

Fortunatamente, il lettore attento ed informato, sa bene che queste illuminate convinzioni sono state, poi, inesorabilmente smentite dai fatti ma, giusto ripeterlo, ognuno è artefice del proprio destino.
Mimmo Inzerillo