Danni catastrofali: la tua impresa è davvero protetta?

da | 22 Mag 2026

Negli ultimi 10/12 anni alluvioni, tempeste, terremoti, hanno provocato nel nostro paese danni stimati in oltre 100 miliardi di euro ma, nonostante ciò, pur in presenza di un obbligo di legge ad assicurarsi per le attività iscritte al Registro delle Imprese, circa l’80% dei cosiddetti “danni catastrofali” risultano privi della prevista copertura assicurativa.

Dal 31/03 corrente, anche hotel e ristoranti avrebbero dovuto adempiere a tale obbligo, tuttavia, in base alle ultime rilevazioni, solo il 15% lo ha fatto.

Proprio per l’accentuata frequenza di questi fenomeni estremi, con la legge di bilancio 2024, è stato introdotto l’obbligo a stipulare la polizza CAT-NAT per le imprese, fatta eccezione per quelle agricole

Il quadro è piuttosto allarmante, soprattutto se si pensa che il 95% dei Comuni italiani è a rischio di frane (v. Niscemi), alluvioni o erosioni e, pur con un’esposizione così elevata, fa da contraltare un bassissimo tasso di assicurazione.

Le cosiddette polizze CAT-NAT, stanno incontrando alcuni ostacoli nella loro attuazione dovuti, in parte, alle richieste delle associazioni di categoria che, sia pur comprensibilmente, rendono il percorso ancor più impervio.

Uno degli ostacoli principali è da individuare nel costo di queste polizze, percepito come troppo levato dalle aziende le quali, dal canto loro, già si misurano in un contesto economico colmo di difficoltà.

In poche parole, la norma è in vigore ma la sua applicazione pratica è frenata dalla complessità tecnica, dai costi e, non ultima, come detto, dalla resistenza del tessuto imprenditoriale, per quanto consapevole che non aderire implicherà l’impossibilità di accedere a contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche in caso di calamità.

Il Parlamento, da parte sua, cosciente delle difficoltà insorte, ha accontentato le associazioni di categoria con rinvii vari, onde consentire il superamento delle momentanee emergenze energetiche non caricandole di ulteriori aggravi.

Se da un lato non si può dar torto alle aziende, già sovraccariche di oneri vari, dall’altro non si può fare a meno di rilevare come la percezione del rischio e gli accorgimenti da adottare passino in second’ordine, confidando, forse, nell’illusione che, se qualcosa dovesse accadere, Dio provvederà (!!!).

Dunque, scarsa presa di coscienza nonostante l’aumento critico di questi eventi naturali estremi i quali hanno avuto un impatto devastante sulle aziende medesime mettendo a rischio le loro attività ed i relativi patrimoni.

Che dire, il quadro è piuttosto allarmante soprattutto se si pensa che il 95% dei Comuni italiani è a rischio di frane, alluvioni o erosioni. Insomma, un’esposizione estremamente elevata cui fa da contraltare un bassissimo tasso di assicurazione.

Alla luce di tutto ciò, ne deriva che, in caso di disastro naturale, l’azienda sprovvista di polizza dovrà sostenere, interamente, i costi di ripristino di immobili, macchinari ed attrezzature, compromettendo, il più delle volte, la sua stabilità finanziaria. Viene, quindi, spontaneo chiedersi perché sottovalutare un aspetto così delicato quando, oltretutto, il premio di polizza è interamente deducibile dal reddito d’impresa in quanto costo d’esercizio ordinario; ergo, a parte gli obblighi previsti dalla legge, riteniamo sia proprio il caso di valutare tutti gli aspetti del problema, ivi comprese le conseguenze che potrebbero derivarne.
Mimmo Inzerillo